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5 agosto 2016 daniele

Caporalato: che cos’è e come individuarlo

L’art. 603bis del Codice Penale disciplina il reato di caporalato, il quale si configura al realizzarsi di un’attività organizzata di intermediazione “reclutando manodopera o organizzando attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento mediante violenza, minaccia o intimidazione approfittando dello stato di bisogno o della necessità dei lavoratori”.

Tale forma di sfruttamento della manodopera consiste, ad esempio, nella raccolta di operai generici e nel loro trasporto sui campi o presso i cantieri edili per essere messi a disposizione di un’impresa utilizzatrice che pagherà il “caporale” fornitore di manodopera. Spesso “Il caporale” retribuisce direttamente gli operai e lucra sulla differenza tra quanto percepito dall’impresa e quanto pagato ai lavoratori, altre volte “il caporale” non si limita al reclutamento ma sovraintende e controlla i lavoratori imponendo orari e ritmi di lavoro con l’uso dell’intimidazione o della violenza.

Ma che cosa si intende per sfruttamento?

Come indicato dalla norma, costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze, quali:
1) la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
2) la sistematica violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
3) la sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l’incolumità personale;
4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti.

Per quanto riguarda la prima circostanza, la norma si riferisce letteralmente alle modalità della retribuzione ma deve ritenersi riferita principalmente al quantum, prendendo a parametro le retribuzioni previste dai CCNL. In merito alla seconda circostanza, difficilmente in concreto lo sfruttamento potrà desumersi dall’accertamento di violazione delle norme sull’orario di lavoro stante la notevole complessità dell’attuale disciplina. Anche le condizioni di cui al punto tre destano qualche dubbio interpretativo in quanto in astratto tutte le norme anti infortunistiche sono poste allo scopo di salvaguardare l’incolumità dei lavoratori e dunque la loro violazione, di per sè, esporrebbe gli stessi al pericolo potenziale.

Pertanto costituirà “sfruttamento” non un generico “trarre profitto dal lavoro altrui senza offrire una adeguata remunerazione” ma, precisamente, una o più delle condotte sopra elencate.

Nel tempo la normativa è intervenuta a definire il caporalato anche in relazione alle Agenzie per il Lavoro con il D.Lgs 276/2003, punendo le varie manifestazioni di interposizione illecita di manodopera che si caratterizza per l’utilizzo da parte di un imprenditore di prestazioni di lavoratori forniti da altri soggetti al di fuori dai casi consentiti dalla legge:

  • il reato di somministrazione di lavoro abusiva (art. 18, c. 1,) che punisce chi esercita l’attività di somministrazione di lavoro in assenza di autorizzazione ovvero fuori dalle ipotesi previste ed espressamente autorizzate;
  • il reato di somministrazione di lavoro fraudolenta di cui all’ art. 28 del D.lgs. 10 settembre 2003, n. 276 che punisce chi pone in essere la somministrazione di lavoro con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo;
  • il reato c.d. di pseudo-appalto di cui all’art. 29 del D.lgs. 10 settembre 2003, n. 276 che punisce chi pone in essere un appalto, d’opera o di servizi, in assenza dei requisiti di un appalto lecito di cui all’art. 29 del medesimo dlgs. (l’organizzazione dei mezzi produttivi, la direzione dei lavoratori, il rischio di impresa in capo all’appaltatore e non al committente utilizzatore delle prestazioni);
  • il reato c.d. di distacco illecito di cui all’art. 30 del medesimo D.lgs. che punisce chi pone in essere un distacco fittizio di un lavoratore ovvero in assenza dei requisiti di cui all’art. 30, c.1, dello stesso D.lgs. (temporaneità del distacco, interesse specifico del distaccante).

In conclusione, il DDL in esame interviene su un aspetto che presenta varie abilità nell’interpretazione per cui bene l’intervento sull’agricoltura che è uno dei settori più colpito dal caporalato, ma ciò non esclude la presenza dello stesso anche in altri ambiti.

Genny Benelli

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