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19 luglio 2016 daniele

Come comportarsi di fronte alle invenzioni dei dipendenti

Sul piano normativo è ben delineato il concetto di autore di un’invenzione, inteso come colui che individua una soluzione ad un problema tecnico irrisolto ovvero realizzi ed apporti semplificazioni e nuovi accorgimenti al processo produttivo di un’azienda. Di recente, hanno assunto centralità e rilevanza le conoscenze, le abilità e le doti inventive dei dipendenti, che risultano in grado di influenzare e determinare la capacità di fronteggiare la concorrenza della propria azienda; la disciplina relativa alla attività inventiva ha, quindi, risposto all’esigenza di normare in via preventiva le possibili conseguenze dell’opera inventiva dei dipendenti: il Codice della Proprietà Industriale (art. 62,63 e 64 del D.Lgs 30/2005 e l’art. 2590 Cod. Civ.) non mira tanto a tutelare il dipendente ed il suo diritto morale a vedersi riconosciuto quale autore dell’invenzione, bensì l’impresa e gli investimenti da questa effettuati.

A tal proposito la normativa distingue tre diverse fattispecie:

  • Invenzione di servizio: ricorre allorquando l’attività inventiva sia realizzata in adempimento di un contratto di lavoro il quale preveda la c.d. Invenzione quale oggetto, e a tale scopo statuisca una specifica retribuzione. In tal caso i diritti derivanti dall’invenzione spetteranno all’Azienda.
  • Invenzione di Azienda: tale fenomeno si discosta dalla c.d. invenzione di servizio, in quanto il contratto non prevede uno specifico compenso a fronte dell’eventuale attività creativa. Da ciò ne conseguirà che, al Datore spetterà il diritto allo sfruttamento economico del trovato mentre all’inventore, oltre al diritto morale ad essere riconosciuto come autore, sarà corrisposto un “equo premio”.
  • Invenzione occasionale: apporto che si realizza qualora il trovato non abbia nulla a che fare con le mansioni svolte dal lavoratore, ma rientri nel campo di attività dell’impresa. Solo in questa ipotesi, il lavoratore avrà diritto a vedersi riconosciuti i diritti patrimoniali (derivanti dallo sfruttamento economico dell’invenzione stessa) e diritti morali.

Tale classificazione, tuttavia, ha generato pareri discordanti in giurisprudenza, soprattutto in merito alla distinzione tra invenzione di servizio e invenzione di azienda: il quadro è molto incerto poiché parte della giurisprudenza individua come tratto distintivo la previsione o meno di un corrispettivo al realizzarsi di un’invenzione, mentre, altra parte, minoritaria, afferma come l’elemento differenziale debba individuarsi nell’oggetto dell’obbligazione assunta dal lavoratore con il contratto di lavoro.

Di conseguenza, comprendere e classificare l’invenzione realizzata dal dipendente assume una notevole rilevanza, soprattutto in termini economici:

  • qualora l’attività inventiva costituisca l’oggetto del contratto di lavoro, il Datore nulla dovrà corrispondere al Lavoratore sotto forma di equo premio, in quanto la retribuzione pattuita dal contratto costituisce già una forma compensativa dell’invenzione stessa;
  • al contrario, l’Azienda dovrà corrispondere un equo premio qualora il lavoratore apporti un contributo di natura inventiva/creativa benché non previsto dalla natura del contratto.

Ma che cosa è l’equo premio e come quantificarlo? È un compenso atto a riconoscere l’interesse del dipendente inventore e sorge contestualmente allo sfruttamento dell’invenzione da parte dell’Azienda, indipendentemente dalle modalità di utilizzo dell’invenzione stessa.

In tema di quantificazione, l’art. 64 del Codice della Proprietà Industriale individua alcuni fattori in grado di incidere sulla determinazione del premio:

  • Importanza dell’invenzione;
  • Mansioni svolte dal lavoratore inventore;
  • Contributo ricevuto dall’organizzazione del datore di lavoro;
  • Retribuzione percepita dal dipendente.

Tuttavia, determinare il c.d. equo premio risulta impresa ardua e, a fronte di calcoli matematici adottati e utilizzati dai Consulenti Tecnici, la Corte di Cassazione ha optato per la c.d. formula tedesca caratterizzata da parametri che, se correttamente applicati, danno per risultato il prezzo dell’invenzione.

Diventa, dunque, fondamentale per l’Azienda verificare se dalle mansioni e prestazioni effettuate dai lavoratori possa o debba scaturire un’invenzione, affinché in primo luogo possa pattuirsi una retribuzione (e non già un equo premio di difficile quantificazione) e sia scongiurato il rilevante e possibile pericolo di contenziosi aventi ad oggetto la determinazione dell’equo premio.

Genny Benelli

Centro Studi&Progetti

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