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26 agosto 2016 daniele

La Consulenza Aziendale: caratteristiche e prospettive

La consulenza aziendale, in particolare quella non monitorata e tutelata da albi professionali, è un perimetro professionale vasto e talvolta sfuocato, nel tempo ricondotto a forme quasi di mitizzazione (non era inusuale, negli scorsi anni, sentire riferire al “consulente” come ad una eminenza grigia, indipendentemente dalla sua competenza ed estrazione professionale), che ha subito una forte svalutazione negli ultimi anni a seguito della repentina corsa di tanti lavoratori espulsi dal mercato del lavoro alla creazione di partita iva e annessi biglietti da visita appellandosi “consulente”, tant’è che non è infrequente ritrovare dietro alcuni “& Partners” una sola persona…

La consulenza aziendale, invece, è una cosa seria. Svolgere attività di consulenza per le aziende significa apportare competenze e pratiche, soprattutto generate dall’esperienza, che vanno al di là della quotidiana pratica professionale. Generalmente, infatti, una sana consulenza si affianca alle competenze già presenti in azienda completandole e fornendo il necessario supporto in situazioni straordinarie e complesse.

La capacità professionale di un consulente aziendale non è più assicurata da un percorso di studi specifico o particolare (per quanto l’aggiornamento e la formazione continua siano un elemento imprescindibile del bagaglio consulenziale), ma da una esperienza e una pratica professionale che nel corso della carriera hanno composto una “cassetta degli attrezzi” in grado di intervenire in contesti particolari. In breve, il consulente aziendale affronta come ordinarie le problematiche che per il cliente sono straordinarie.

Per questo, un reale rapporto consulenziale, non può prescindere da 3 condizioni:

  • Temporaneità: trattando temi di natura eccezionale e straordinaria, l’operato del consulente aziendale si esaurisce con la risoluzione del tema. Un consulente “a tempo indeterminato” sarebbe in sé una contraddizione in termini.
  • Autonomia: il consulente non è un lavoratore subordinato, pertanto non va coinvolto né in dinamiche organizzative né disciplinari del cliente, perché in grado di agire e comunicare in modo efficace e concreto senza impegni gerarchici. Punto focale del consulente aziendale è definire chiaramente con il proprio cliente i confini e gli obiettivi dell’attività di consulenza e le risorse (umane e strumentali) necessarie per determinarli e raggiungerli.
  • Esperienza: per quanto scontato, il consulente vende la propria esperienza. Una seria consulenza aziendale è frutto di anni di pratica professionale e di costanti aggiornamenti. Alcuni recenti approcci consulenziali, per cui la consulenza è un tramite per l’accesso alla subordinazione, deviano dalla forma genuina di consulenza, che è un supporto alla struttura e ai dipendenti dell’azienda con un apporto qualificato ed esperto di competenze maturate nel tempo.

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