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28 giugno 2016 daniele

L’agente e la concorrenza: facciamo un patto?

Nel Codice Civile Italiano il patto di non concorrenza trova applicazione, oltre che nei confronti di lavoratori dipendenti (art. 2125), anche nei confronti di agenti di commercio e rappresentanti (art. 1751bis).

In entrambi i casi, affinchè il patto possa definirsi valido ed efficace, è richiesta la presenza di requisiti quali la forma scritta ab sustantiam, una definizione dell’oggetto del patto (ad esempio le attività che l’ex dipendente o l’agente non potranno svolgere), una delimitazione del territorio e la determinazione della durata.

Tuttavia, il patto di non concorrenza stipulato con l’agente di commercio si differenzia per contenuto e durata: difatti, l’art. 1751bis del Codice Civile, inserito nel 1991 e successivamente modificato dalla Legge Comunitaria 42/2000, dispone che “Il patto che limita la concorrenza da parte dell’agente dopo lo scioglimento del contratto deve farsi per iscritto; deve riguardare la medesima zona, clientela e genere di beni e servizi per i quali era stato concluso il contratto di agenzia e deve rispettare il termine di durata biennale decorrente dal momento dell’estinzione del contratto stesso”.

Generalmente e come accade anche nei confronti dei dipendenti, la preponente prevede, a garanzia di un corretto e puntuale adempimento, una somma a titolo di penale che l’agente dovrà corrispondere in caso di violazione del patto di non concorrenza. L’ammontare della penale, disciplinata dall’art. 1382 e seguenti del Codice Civile, viene solitamente stabilito da parte della preponente (alias la Società) in via discrezionale ed è dovuta indipendentemente dalla prova del danno. Ciò non toglie che, parte preponente, essa dovrà dimostrare e suffragare la tesi secondo cui l’agente ha operato nella medesima zona e nei confronti della medesima clientela. D’altra parte, l’agente potrà richiedere, a ragion veduta, una riduzione dell’entità della penale ad un criterio di equità.

In conclusione, è suggeribile ad ogni agente un’attenta lettura dei patti di non concorrenza proposti dalle preponenti, per una chiara consapevolezza delle condizioni oggetto del patto e dell’entità dell’eventuale penale, che nulla vieta, essendo discrezionale, di negoziare (anche, per la specificità del rapporto di agenzia basato principalmente sul c.d. “pacchetto clienti”, a proprio beneficio…).

Genny Benelli – Centro Studi & Progetti

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