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9 giugno 2016 daniele

QUANTO PRENDE? IL FETICCIO DELLA RAL E LA NEGOZIAZIONE DELLE CONDIZIONI CONTRATTUALI

L’evoluzione del mondo del lavoro, delle sue condizioni e delle sue variabili, inficia fortemente le dinamiche dei cambiamenti di lavoro, ed impatta significativamente sulle trattative contrattuali. Fino ad alcuni anni fa era comune riferirsi alla retribuzione netta mensile, con il “quanto prende?”, domanda atavica rivolta al candidato in selezione. Il costo del lavoro ed il peso delle retribuzioni sui bilanci aziendali erano infatti temi noiosi e non rilevanti nell’animo degli HR, impegnati ad organizzare l’impetuosa crescita per i corposi fatturati che aumentavano.

Poi, con i primi segnali di rallentamento e grazie all’avvento delle Agenzie interinali che avevano nel costo del lavoro il loro costo di produzione, si è sdoganato il tema costo dai soli professionisti del lavoro, sviluppandosi la necessità di comparare retribuzioni, anche a livello internazionale: è così maturata una maggiore cultura specifica, che ha portato il dialogo verso la fatidica retribuzione annua lorda, assurta ad elemento identitario quasi di valenza sociale (“Quale è la tua RAL?”).

Infine, negli anni recenti, il fragoroso sgretolarsi di certezze, la distorsione valoriale del concetto di risparmio (perché il “costare meno” è una condizione, non una virtù), ha portato a delineare sempre più aspetti retributivi, non solo finanziari. Si parla quindi di coperture assicurative, sanitarie e previdenziali, servizi alla famiglia, etc. sdoganando aspetti un tempo solo riservati a profili di elevata caratura (dirigenti e alcuni quadri) e definendo quindi un “pacchetto”.

Ecco che allora il focus nel valutare una proposta di lavoro si concentra sulla negoziazione delle condizioni contrattuali, del pacchetto retributivo. Sono 3 i punti, a mio avviso, da tenere a mente:

COSA AVEVO: non possiamo prescindere dall’ultimo, o dal più significativo, trattamento ricevuto. E’ evidente che, per quanto qualcuno possa ritenerlo anacronistico, siamo ciò che eravamo. Alla domanda “quanto prende ora?” ci assalgono dubbi di ogni genere – se dico troppo non mi tengono più in considerazione? se dico poco squalifico la mia professionalità? e così via. L’unica risposta efficace è dire la verità, senza dubbi (anche perché qualcuno potrebbe richiedere l’ultima busta paga…).

COSA HO: con altrettanta onestà, la nuova offerta va ponderata con quello che attualmente si ha. Ovvero: quale senso ha per un disoccupato continuare a dichiarare l’ultima retribuzione percepita? Alla domanda “quanto prende ora?” la risposta è molto semplice: nulla (o, nel caso: “la Naspi”). Si consideri che alcune condizioni (Naspi, mobilità, lunga disoccupazione, etc.) sono spesso portatrici di benefici alle aziende in termini di costo assoluto, dunque dichiararle può rappresentare un elemento negoziale importante (costo meno a parità di inquadramento = potrei negoziare una retribuzione maggiore). Inoltre, last but not least: le condizioni retributive non sono le uniche variabili per un lavoro soddisfacente (ad esempio se valuto un cambiamento di lavoro per l’insostenibile rapporto con il mio capo o una ventilata crisi dell’attuale azienda) perciò forse posso scendervi a compromessi…

COSA VORRO’: è vero che del domani non v’è certezza, ma possiamo limitare l’incertezza. Negoziare nuove condizioni non può prescindere da una chiara consapevolezza di ciò che si vorrebbe avere. Così ad esempio faciliterei probabilmente una negoziazione contrattuale se, divenuto genitore da poco, orientassi la mia trattativa su supporti famigliari (ad esempio incentivi per la retta del nido, flessibilità nell’orario di lavoro, etc.) che per l’azienda rappresentano un deciso minor costo (il welfare aziendale è un tema di sempre maggior rilevanza).

Dunque, se orientati a cambiare, teniamo a mente le motivazioni nel farlo, e valutiamo nella sua totalità l’ipotesi contrattuale, cercando di trattare – in piena onestà – le condizioni che davvero sono per noi significative. L’evoluzione nei rapporti di lavoro è anche semantica: dall’offerta alla proposta (l’offerta presuppone un “prendere o lasciare”, la proposta è invece terreno negoziale), superando il “quanto prende?” (bieca domanda che presuppone una sottrazione).

Poi forse il cambiamento di lavoro, la transizione di carriera, il pacchetto retributivo, assumerannno il loro reale valore nella ricerca del “lavoro perfetto”: dalla rincorsa verso la RAL più alta, alla corsa verso la più alta gratificazione.

Luca Casadio

 

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