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18 ottobre 2016 daniele

Se il CV è un WC: conviene mentire per migliorarlo?

Quando decidiamo di dopare il CV falsificandolo, dobbiamo tenere in considerazione delle conseguenze:spesso, le menzogne possono generare più danni che benefici

Molto spesso capita che lavoratori in cerca di nuova occupazione ci chiedano come comportarsi nella scrittura/lettura di curriculum vitae: i lavoratori si domandano se e come inserire o descrivere proprie esperienze o competenze migliorandole se non, addirittura, inventandosele, mentre responsabili aziendali talvolta si chiedono come intervenire a seguito di verifica di competenze non possedute dal dipendente pur se questo le aveva dichiarate in CV.

Generalmente la pratica di “migliorare” il proprio CV segue la percezione di poca competitività del proprio profilo professionale o quantomeno di poca attrattività della propria esperienza lavorativa verso chi è alla ricerca di nuovo personale; si pensa quindi che “aggiungere” esperienze, formazione o qualifiche che non si hanno realmente conseguite o inserire esperienze professionali non realmente maturate, possano rappresentare elementi di vantaggio in un iter selettivo. In sostanza, si tratta di “dopare” il proprio CV, qualora questo si ritenga non performante o non particolarmente brillante.

Le riflessioni sull’opportunità di comportarsi in tal modo, sono duplici:

  • da un punto di vista prettamente giuridico, dichiarare il falso sulla propria identità o qualità personali costituisce reato (art. 496 del Codice Penale) e, sotto tale fattispecie, riteniamo possa ben rientrare ogni attributo che serva a distinguere un individuo nella propria personalità professionale, come dichiarare un lavoro effettivamente non svolto o una qualifica professionale non realmente conseguita. In determinati contesti (si pensi all’accesso ad una posizione per concorso pubblico in cui i titoli posseduti sono elemento valutativo o il caso delle professioni tutelate da albo professionale), dichiarare il falso assume contorni con gravose ripercussioni, non solo per l’aspetto penale, ma anche per quello risarcitorio;
  • da un punto di vista etico, dichiarare il falso può “costare” molto di più che in termini economici, poiché può minare la propria credibilità professionale e, soprattutto per i c.d. lavoratori della conoscenza o comunque i professional che fanno della propria competenza e del proprio “nome” il senso della propria professione, può vanificare anni di studio e di esperienza e, soprattutto, condannarsi alla peggiore delle condanne: le cattive referenze.

Oggi, in un mondo del lavoro affollato e omologato, la differenza e la distinzione rappresentano elementi ricercati, sia dai ricercatori di persone che dai ricercatori di lavoro.

Ma la menzogna ha vita breve e, spesso, genera molti più danni dopo di quanti benefici possa portare prima: intanto, ci sarà sempre qualcuno che conosce la verità vera e che potrà smentirci, poi ci sarà sempre un periodo di prova in cui poter testare le competenze dichiarate (si pensi al caso lampante di chi dichiara la conoscenza di una lingua straniera, senza conoscerla…) e poi, soprattutto, ci sarà sempre la necessità di qualificare quanto si è scritto con una referenza o una segnalazione.

E’ vero però che, se pure ci sono menzogne seriali, ci sono menzogne “di passaggio”, come quella che è costata ad Oscar Giannino la candidatura a Premier durante le elezioni del 2013 (Giannino aveva falsamente dichiarato di aver conseguito un master presso la Chicago University, mentre neppure è laureato), menzogna che ha fatto crollare la sua credibilità politica e ha rischiato di intaccare la propria carriera giornalistica (salvaguardata dall’effettiva cultura, bravura e preparazione di Giannino, indipendentemente dai titoli posseduti).

E’ bene, dunque, che chi valuta di modificare il proprio CV, soppesi attentamente le possibili conseguenze, consideri che – una volta scoperta la menzogna – questa minerà inevitabilmente le relazioni con le persone conosciute e, soprattutto, che le persone con le quali ci relazioneremo partiranno prevenute sulle nostre parole.

Meglio dunque un CV pessimo, che una pessima reputazione…

Centro Studi & Progetti

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